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La Casa sull'Albero

altrochè albero.. qua sono campi e campi di papaveri...
April 11

steroidi 1 - intuito femminile 0

 
Palestra: io e mia sorella usciamo, estenuate da un'oraemmezza di allenamento pesantissimo ("e uno, e due, e unduettrè... forza ragazze, che rassodiamo!"). Ci avviciniamo alle nostre biciclettine, che noi siamo rispettose della natura, e facciamo per aprirle ciascheduna con la relativa chiave.
 
Niente: la chiave non gira.
 
Sapendo che i lucchetti in questione, comprati alla Coop per 4 euro, non danno molta sicurezza, tentiamo di ruotare un pochino il perno, di spingere, tirare, pregare la chiave, finchè ci viene la brillante idea di scambiarci le chiavi: sono uguali, perbacco, potremmo averle invertite!
 
Niente neanche stavolta: le chiavi nemmeno entrano.
 
Disperata, mentre mia sorella già minaccia di lasciare lì le bici e di chiamare papà per farsi venire a prendere in macchina, decido di entrare in palestra e di chiedere ai loschi figuri che la popolano di darci una mano: porca vacca, passano le loro giornate a sollevare bilanceri, saranno in grado di sventrare un lucchetto!!!
 
Esce una specie di Big Jim della Bassa, lustro di olio e con un vogatore abbastanza aderente da evidenziargli il tatuaggio a forma di sirena che ha tra le scapole, e si mette ad armeggiare con i lucchetti.
 
"Mo soccia, ragazze", (da pronunciarsi con spiccato accento bolognese), "mo non è che vi han fatto un scherso? Magari vi han messo della loctite."
Che diavolo è?, mi chiedo io mentre lo guardo abbrancare chiave e lucchetto ringhiando: oddio, sembra sapere il fatto suo, è lì che gira e prilla tutto quanto... ma niente si muove.
 
"Scusate, non è che avete scambiato le chiavi?" ci chiede; noi, orgogliose di averci pensato prima, diciamo piccate che sì, abbiamo provato. Lui, malfidente ed evidentemente abituato alle cheerleaders decerebrate color lampada che popolano la palestra, ci dice che "per sicurezza ci riprova".
 
Scambia le chiavi.
Non entrano. (sospiro di sollievo nostro)
 
Le gira di sottinsu. (panico)
Entrano. (cazzo)
Girano. (ma vaffanculo!)
I lucchetti si aprono in un attimo.
 
Ci guarda alzando gli occhi al cielo, ci saluta contraendo simultaneamente il gluteo sinistro e il tricipite destro, e se ne va a raccontare la storiella delle ragazzine pirla ai suoi amichetti steroidi. Persino la sirena, di tra le scapole, ci guarda con disprezzo: abbiamo fatto la solita figura della donnetta che non riesce a far benzina al self service.
 
Uff, che depressione. Per fortuna che a casa c'è un sacco di cioccolata che mi aspetta.
 
January 21

Lutti.

Stanotte è morto mio nonno: ora, non sono un animale insensibile, affatto; è che elaboro i lutti in modo insolito.
Nella fattispecie, dico cagate e faccio gaffes. E annoto le assurdità che accompagnano questi avvenimenti.
 
 
1) Ieri mio nonno non stava bene; mio zio (il bimbone cinquantenne che vive ancora coi genitori), pensando a chissà cosa, aveva già allertato Croce Rossa, Protezione Civile e LIPU, gettando nel panico mia nonna. Arrivata mia madre, hanno chiamato la dottoressa che ha parlato di una influenza: nonna tranquillizzata, zio scettico.
Nonno è morto esattamente dieci ore dopo: ricordatemi di non parlare mai più male di mio zio. Quello porta male, MOLTO male.
 
2) Oh, Natali, Battesimi, Pasque, lutti e compleanni: il parentado è SEMPRE a pranzo da noi. E mio padre cucina.
 
3) Non eravamo sicuri di quale politica adottare con mio fratellino: gli abbiamo detto che il nonno era all'ospedale perchè stava male; all'obiezione del piccolo che lui, all'ospedale, voleva andarci per salutare il nonno abbiamo detto che i bambini non possono andare negli ospedali; dopo sue lunghe ed estenuanti lamentele abbiamo pensato di dargli la notizia in modo soft ("il nonno è con Gesù, Filippo, e sta meglio adesso").
Catastrofe.
Il piccolo si è messo a piangere che lui al nonno voleva bene, e chissenefrega se il nonno era da Gesù, che lui lo voleva qui et cetera.
Mia madre, fine psicologa, conoscendo il materialismo del fratellino, gli ha detto che per consolarlo il giorno dopo sarebbero andati a comprare due scatole di Lego: mio fratello smette di singhiozzare, ci pensa su.
"Non è che i Lego mi fanno dimenticare la tristezza", dice tra le lacrime e il moccio. Poi si rende conto del madornale errore: "Cioè", aggiunge, "i Lego li voglio lo stesso, però sono triste."
Mica scemo.
Adesso, che è in bagno, ha commentato che "a piangere ci ha guadagnato due scatole di Lego". Sporco opportunista.
A me neanche un paio di scarpe.
 
4) Ci ho messo del mio: oggi a pranzo, essendo avanzate due sfoglie di lasagna, ho chiesto a papà che ne dovevo fare: lui mi ha accennato di buttarle. "OK," dico, "le tumulo, allora.". Non dimenticherò più come mi ha guardato mia nonna.
 
5) C'è sempre chi fa di peggio: comunico a Carlo del nonno via sms (via sms perchè li ho gratis, e perchè tanto poi lui richiama); lui, appunto, richiama: esordisce con un "BUONGIORGIO!", così, per dimostrare che è un colto costruttore di neologismi.
Dettaglio a lui sconosciuto: mio nonno si chiamava appunto Giorgio.
Alè! 
January 06

sciuscià?

 
HO COMPRATO DELLE SCARPE!
 
riscosso infine l'assegno dell'Aloe, mi sono precipitata al sordido negozio La fiera della scarpa, che, come fa intuire il nome, non è proprio una boutique d'alto livello... beh, là giunta, ho trovato le mitiche zoccole!
 
per chi non fosse uso a tali voci gergali, chiarisco che dicesi "zoccola" una calzatura che non sarebbe improbabile vedere indossata da una delle simpatiche ragazzotte che cavalcano la notte sui marciapiedi dei viali di bologna - per estensione, diventa "zoccola" anche tale ragazzotta.
 
orbene, tacco 12 con plateau davanti nere e con le cinghie: un prodigio di finesse.
 
bando alle ciance: ecco il prodigioso nuovo acquisto!
 
 
December 26

Mia madre e i cellulari #2

 
Epocale.
 
Mia madre, che sta alle nuove tecnologie come il Dalai Lama alla bomba atomica, ha deciso di verificare il credito residuo del suo cellulare: con una performance veramente stupefacente si è ricordata del numero del Servizio Tim e l'ha digitato.
 
Tasto verde, pausa.
 
"Buon pomeriggio a lei" dice poi mia madre, "potrei sapere il mio - ah, grazie, gentilissima.".
 
Mi sono soffocata col caffè.
 
 
 
December 25

Christmas with the yours

aim a survaivor, nanananana! (senza abitino semimilitare tutto stracciato, però, per la vostra salute gastrica)
 
 
È ANDATA!
 
Anzi, sono andati, per meglio dire... e, in aggiunta, è andata come previsto, forse un po' meglio: la nonna è rimasta a casa per via della caghetta (grazie virus intestinali, grazie... le macumbe funzionano, a volte) e la ziacesa si è abbigliata con pantaloni bianchi tanto stretti che le impedivano di parlare: con nostra somma gioia riusciva solamente ad emettere rantoli soffocati.
Povera zia, ha avuto la malaugurata idea di abbinare ai sopradetti pantaloni un maglione tutto pecoroso, bianco anch'esso: sembrava un pupazzo di neve dedito alla Nutella. Passandole vicino, sentivo l'irrefrenabile istinto a piantarle una carota in faccia: se non ci fosse stata mia sorella a distrarmi con i torroncini ricoperti di cioccolata, non ce l'avrei fatta.
 
In compenso, mio ziomarco ha superato i livelli di guardia: si è letteralmente tuffato dentro al tegame delle lumachine di mare, e mia sorella gliel'ha dovuto strappare di mano con la forza per poter servire il primo. Mi stupisco che non le abbia azzannato una mano grugnendo.
 
Ah, i regali: mia ziacesa, nota per la sua capacità di scovare le cose più assurde, inutili e kitsch, ha regalato a mio padre un bagnocrema Tesori D'Oriente alla mirra - bello, eh, se non fosse per il deciso profumo di bordello turco che emana: la zia ha precisato che così "papà se lo porta quando va a giocare a calcio."
Mio padre, laconico come sempre, ha commentato (dopo, a zia partita) che se a calcio si lavasse con una roba del genere, o lo scaccerebbero dalla squadra con infamia, o ne farebbero la cheerleader del gruppo.
 
Oggi, invece, avendo perso il Sontuoso Pranzo Dalla Zia Nobile, abbiamo invitato un'anziana amica di famiglia: come da tradizione, mio padre ha preparato lo zampone (immaginate un maiale intero compresso dentro alla pelle della sua stessa zampa, ancora munita di unghiette: ecco, peggio. Roba che, a vederlo, le arterie collassano per la disperazione).
 
Allego immagine dell'infernale oggetto: tralasciando l'orribile qualità della foto (colpa del telefono di mia sorella), faccio notare i grumi di grasso ribollenti sulla superficie dell'acqua e il sistema di cottura "per impiccagione". Ma la Bassa Padana è bella per questo... cazzo, con la nebbia che abbiamo, se non mangiamo grasso tutto il giorno poi ci tocca di suicidarci in altro e più scomodo modo.
 
 
 
December 23

... ma liberaci dai parenti, amen. #2

 
Si avvicina.
 
Ventidue ore, più o meno, e la mia casa sarà invasa, come ogni anno, da quei parassiti malvestiti che, per sfortuna o per punizione, mi son capitati come parenti.
Tutti dalla parte di mammà, s'intende: papà ha solo parenti d'alto livello, dotati di pelliccia, caminetto e persiano (gatto, non domestico), i quali, ovviamente, si tengono ben lontani dal guazzabuglio prenatalizio; i relativi di mamma stravincono però sulla quantità, per un diverso rapporto proliferazione/mortalità dei ceppi materno e paterno (siamo sul 9 a 4).
 
Ogni anno, e ogni anno peggio: le cugine sempre più adolescenti (e, di conseguenza, sempre peggio truccate e più puzzolenti - cosa accadrà alle ascelle intorno ai 12 anni, mi chiedo, per far loro guadagnare lo status d'armi chimiche?), i nonni sempre più vecchi e rompicoglioni (la nonna) o apatici (il nonno), lo ziomarco sempre più autistico, la ziacesa e lo ziomarcocass sempre più vocianti e grassi, la ziagraziella sempre più uguale a se stessa, che sembra non invecchi mai, la sciagurata. Lo ziofranco, invece, è cambiato: ha un etto di cervelletto in meno e cinquanta grammi di calcolo renale in più, ma questo non gli impedisce di presenziare, caciarone come sempre, al cenone.
 
Già li vedo: tavolo aperto e tavolo dello studio sceso, disposizione dei posti tattica per consentire a noi cuochi di fuggire in cucina quando ce la vediamo brutta, da sx babbo ziomarcocass ziomarco filippo ziofranco ziacesa filippo nonna mamma filippo nonno ziagraziella cecilia silvia filippo stefi babi (non è che mio fratello sia ubiquo, è che è molto veloce e ha una spiccata tendenza a trovarsi in mezzo ai coglioni, quindi si sposterà in modo da intralciare il più possibile).
 
Ora annunciata otto in punto; ziacesa ziomarcocass e silvia suoneranno non dopo le sette e ventidue, ufficialmente per "dare una mano", in realtà si spalmeranno nel loro habitat prediletto, cioè il pc per mia cugina, il divano di fronte all'armadietto dei superalcolici per mio zio e la cucina per mia zia.
Ora, mia ziacesa è stata dotata da Madre Natura di una voce perforante, di ottanta chili per centoconquantatre centimetri d'altezza e di una parlantina inarrestabile: queste tre caratteristiche compresse nella mia cucina (3,5mt x 2) rendono comprensibilmente difficoltoso il regolare procedere degli eventi; tuttavia, a mia zia basta avere un interlocutore, e le è indifferente se questo sia ricettivo o meno: ho dunque imparato ad ignorarla, e il suo blaterare funge da piacevole colonna sonora.
Dovrò solo abituarmi alla sua improvvisa risata IIIIIIK IIIIIK IIIIIIK IIIIK a ottomila decibel; credo però basteranno due palle di strutto nelle orecchie.
 
Otto: ziofranco ziagraziella e cecilia con nonno e nonna annessi. Abbarbicatisi al divano, attireranno, per il maggior numero di orecchie presenti, la ziacesa. Subito la cecilia e la silvia incominceranno a litigare, che si ammazzino pure basta che non mi insozzino i salatini.
 
Salatini?
 
SBRANG! Il parentado tutto, nonno con bastone e passo incerto compreso, si precipiteranno a tavola, incuranti di chi calpestano, per arraffare il maggior numero di salatini: ziacesa con il piatto ricolmo, ziofranco scuro in volto perchè ziagraziella gli ha limitato le porzioni, nonna distratta da mamma perchè nonno possa mangiare in pace.
 
Otto e quarantacinque: arriverà ziomarco, in ritardo non tanto signorile quanto dovuto al fatto che nel suo mondo di soldatini e Padre Pii non esistono orologi; credo si basi sui tempi d'asciugatura della vernice.
 
Primo, "Questi comunisti al governo fan solo danni" "A t'al sét ch'l'è mort al fiol d'la furnéera?" "Ah, sì sì, però anche il Berlusca.." "Nooo, da bòn? Puvrata su mèdra, l'era acsé zuvan!" "Quando c'era Lui..." "Sta' zitto te, che lu lé l'era un delinqueint!" "Chi, al fiol d'la furnéera?" "Ma no, zia, Lui era un delinquente!" "Mo chi l'è, n'etar ch'lé mort?" "Chi è che è morto?" "Mah, un delinquente" "Io vado in cucina" secondo "Ah, però, anche gli immigrati che vengon da me all'Asl" "Sì, Cesa, però mica puoi generalizzare" "A t'al sét ch'alla Delma a gh'è gnò un tumour?" "No, mica generalizzo: a me infatti piacciono quelli del Centrafrica" "Oh povra Delma... ma è grave?" "Centrafrica dove, zia, esattamente?" "Mah, i'an det che non muore" "Quelli neri scuri, dai!" "Mai? Al voj anca mé un tumour!" "Sta' zitto te, e smetti di bere il vino". Contorno, dolce.
 
Silenzio.
 
Oberarli di cibo, per quanto dispendioso possa diventare, è la scelta migliore: dopo, tacciono. Anche se forse, più rapidamente, con due-tre goccine di cianuro nella zuppa...
 
"...e non ci indurre in tentazione...
 
 
 
 
 
 
 
December 19

Ex-cavia cerca parmigianoforo

Aggiornamento plurimo, questo: al risparmio.
 
 
1) LAVORI ASSURDI #2: La Cavia
 
Quando il portafoglio è vuoto, la babi invecchia e decade, dice il proverbio. 
 
Soprattutto, le girano i coglioni perchè non può comprare scarpe, che tutti gli psicologi individuano come l'oggetto che meglio sa guarire la depressione, l'acne e il sovrappeso.
Indipercui, è facile capire come l'aumento di spese dovuto alle frequenti trasferte milanesi abbia portato con sè la necessità impellente di trovare un lavoro, uno qualsiasi - mica voglio prender su cinque chili in brufoli e perderne tre di sangue in tentativi di suicidio!
 
Esclusa per motivi di salute la prostituzione [(si vocifera che io l'abbia esclusa per inadeguatezza estetica, ma sono solo malignità) (motivi di salute nel senso che mia madre mi picchierebbe con l'asinello del presepe, quello di terracotta scala 1:2)], ho ripiegato sul dignitoso mestiere dell'imbonitore (vd. post precedente); 130 euri tuttavia terminano presto, specie se si prendono tre autovelox e un SIRIO: si è resa necessaria una soluzione alternativa.
 
Stavo cominciando a pensare di vendere un rene, quando mi è squillato il cellulare: un tal Lorenzo del dipartimento di Psicologia (toh! proprio loro) mi chiedeva se ero disponibile a partecipare ad un esperimento retribuito sul sonno.
 
Retribuito.
 
"Certo!", ho risposto ancor prima che l'informazione arrivasse al cervello (sono i riflessi pecuniario-vocali, altrimenti detti réna, o braccino corto, o avidità); dopotutto, si trattava solo di sette notti da dormire a Psicologia, in una stanzetta apposita, con degli elettrodi incollati alla testaccia.
Io dormo ovunque, mi son detta: che invidiabile occasione di lucrare alle spalle dell'Unibo senza fare una nerchia!
 
Superata la selezione (e te credo, cercavano gente che dormisse regolarmente e facilmente: e io, io, in treno, tre secondi e PAM! Dormo in cavezza, con la bava e la bocca spalancata), arrivo baldanzosa alla prima notte in laboratorio: mi incollano i miei bei sei elettrodi in testa, con mezzo chilo di colla che puzza di Verucid, altri cinque in faccia con lo scotch (di cui uno è la terra, "nel caso capitasse qualcosa, così non ti si frigge il cervello", mi spiegano... uao.) e mi schiaffano sotto un piumone arancio dopo avermi collegata al pc.
 
Per sette.
 
Totale, duecentotrenta euro.
 
Che pacchia, direte voi: in effetti, sì, pur facendo la tara dei seicento capelli che ogni volta si strappano nel togliere gli elettrodi, le scagliette di colla che perdo a mo' di serpente o forfora persistente per una settimana dopo la notte, i due SIRIO presi (ancora, sì, sono recidiva)...
 
Sempre che mi paghino.
 
 
 
2) PARMIGIANOFORI DA TRENO
 
Sono tornata oggi da Milano: ero a Parma, aspettavo la coincidenza coll'interregionaleinritardo delle 19,33.
Sala d'attesa, popolazione curiosamente omogenea (un buon cinquanta per cento di imbariagozzi poco puliti con bottiglia in mano); ad un certo punto, nonostante il raffreddore, ho percepito un curioso afrore - formaggio, pareva, ma vecchio, o piedi molto poco puliti.
"Minchia, che è sta puzza orribile?", mi chiedo con la mia consueta finezza, e comincio ad annusare in giro come un cane da tartufi.
 
Ah-aah! Beccati!
 
I tre ubriaconi davanti a me: ecco gli untori! E chi altri poteva essere, se no? L'elegante ragazzo alla mia destra, che portava solo una scatola rossa e luccicante con una mucca dorata sopra? La signora distinta con la pelliccia a sinistra? Figuriamoci!
 
Incomincio una filippica mentale contro la società che crea emarginati costretti a bere rum e a stagionare i propri piedi senza che nessuno li aiuti, e che almeno stagionassero fuori dalla sala d'aspetto che il freddo di dicembre è un toccasana per l'alcolista, quando...
 
Mucca dorata?
 
Guardo meglio la scatola del giovinotto, e... DISASTRO! 
Vedo che reca la minacciosa scritta "Prodotti tipici e genuini dalla terra d'Emilia", e sotto "Caseificio Poretti": maledetto bastardo, che sotto il cappotto Benetton nascondi siffatta arma chimica! Altrochè ubriaconi (che, a guardarli meglio, son mica tanto sporchi, e uno c'ha la faccia così simpatica), sei tu, TU, l'untore!
 
Per fortuna chiamano il mio treno, così posso scappare dalla sala d'aspetto.
Entro in treno, mi siedo, mi abbiocco immediatamente, quando un odore noto solletica la mia narice destra (l'altra è tappata dal finestrino contro il quale sto dormendo): apro un occhio, sbadiglio, PORCA PUTTANA!
La scatola rossa sta esattamente accanto alla mia valigia, e quel deficiente del suo portatore ha appoggiato le chiappe di fronte a me.
E sorride, lo stronzo, scrollando la testa per spostare i riccioli dai suoi occhi azzurri del cazzo.
 
Riccioli.
Occhi azzurri.
 
"Apperò", riesco a pensare, ancora obnubilata dal sonno: "Mica male il figliolo... ora che ci penso, dalla scatola il formaggio pare proprio d'ottima qualità. E, abituandocisi, ha persino un buon profumo."
 
Chissà se vuole sposarmi, quell'affascinante e salutista giovane dal sano profumo di pianura.
November 07

Alojito e nostalgici del fascismo

Mese un po' denso di occupazioni, questo qui... però, devo ASSOLUTAMENTE rendervi partecipi dell'Incredibile Esperienza Lavorativa Come Promoter.
 
Giovedì 26, alla sera, mi suona il cellulare, numero anonimo, rispondo ed è la mia cara compagna di merende France': "Babi!", mi dice, tutta trafelata, "ti andrebbe di lavorare a dar via volantini in un autogrill di Modena per il uichend, per 130 euri?"
Ora, la Fra quando è agitata parla velocemente, e io ho recepito, di tutto il discorso, solo la parte "130 euri".
Più che sufficiente.
"Mo certo!", dico; chiedo dettagli, la cosa pare simpatica (avremmo dovuto distribuire volantini su un integratore alimentare all'aloe), invio il curriculum e attendo.
 
M'arriva una mail, che dice che son stata presa; leggo che lavoreremo per il sedicente Dottor Ermann (che se quel "dottor" allude ad un qualsivoglia titolo accademico vendo un rene) per promuovere la sua "Papaya Fermentata" e la sua "Aloe"; inoltre, si precisa che il nostro compito "sarà  quello di  presentare e far degustare i prodotti ed essere sempre simpatiche e sorridenti, ben truccate e dall'aspetto curato".
Ben truccata. Io, che al massimo mi schiaffo due dita di matita nera sugli occhi tanto per chiarire che sono emancipata; che quando mi concedo un po' d'ombretto me lo metto così bene che sembra m'abbiano appena presa a testate, e che, se mi metto il rossetto, è solo perchè l'ho scambiato per il burro cacao. Aspetto curato. Coi miei capelli da Mocio Vileda (fino a ieri, oggi sono miracolosamente lisci e morbidi) e la commozione ascellare 24h/24.
Fortuna che la tipa dell'agenzia non m'ha vista prima d'assumermi, mi dico: tanto, con la gente ci so fare: ho una faccia di bronzo da record. E poi mi paga a ore, mica a cottimo!
 
Partiamo.
 
Camiciabiancapantalonenerostivalifondotintamatitamascararossettoombretto, stampe di Wikipedia sul contenuto nutrizionale della Papaya e dell'Aloe, perchè io se lavoro lo faccio bene, e un Kinder Bueno nella borsa. Sotto l'ascella, un Kleenex, s'intende.
 
Arriviamo in autostrada, entriamo, e una volta che il Telepass ha fatto BEEP, ci rendiamo conto che l'uscita dopo è Reggio Emilia.

Cazzo.

Mo' come facciamo? 
 
O scappiamo dall'uscita posteriore dell'Autogrill e ci disperdiamo tra le campagne modenesi (pagando il pedaggio di tutta l'A1) oppure usciamo a Reggio, e arriviamo a casa stanotte alle 2. Mmmh...
Lampo di genio. C'è un bivio, poco dopo l'Autogrill, e si tratta di fare 500 mt di sutostrada, non di più, prima dell'uscita - fiuuuu, per fortuna, spendere 70 euro di pedaggio per guadagnarne 130 non sarebbe stato poi così conveniente.
 
Entriamo nell'Autogrill, un mastodontico FiniGrill odoroso di Rustichella e merdate analoghe, già pieno, alle 12, di turisti tedeschi; ci presentiamo e ci schiaffiamo vicino al nostro corner espositivo.
Primo momento di panico: cazzo diciamo alla gente per fermarla?
Studiamo varie formule (tra cui un improbabile "Posso offrirle un po' di questo prodotto lassativo?", chissà perchè nessuno si fermava), e la migliore appare "Buongiorno, posso offrirle un assaggio di questo prodotto naturale, depurante e integratore?"
Iniziamo.
 
Il primo giorno nulla di rilevante, se si esclude una massa di Sancarlini milanesi abbigliati con 700 euro ciascuno, di ritorno dalla gitarella in
Grecia; è il secondo giorno che il delirio ha inizio.
 
Nell'ordine:
  1. la Francy, un po' scombussolata dalla caduta di Valentino e dal fatto che io fossi al telefono, si confonde e abborda il potenziale cliente dicendo "Pronto, buongiorno"
  2. momento di assalto, ci sono cinquemila persone intorno a noi. Io sto cercando di convincere una vecchina che sì, l'Aloe è buonissimo, sia come efficacia che come sapore; la Francy ne assaggia un po', e "BLEEEARGH! Ma fa cagare!" grida.
  3. la Francy propone di abbordare i clienti maschi piacenti dicendo ammiccante "Ehi, vuoi assaggiare un po' del mio prodotto naturale?"
  4. conosciamo un nostalgico del fascismo che torna da Predappio, col quale intavolo una arricchente conversazione sulle bellezze della vita rurale e del focolare; gli faccio credere che il mio unico obiettivo sia accasarmi, per sfornare una decina di mocciosi alla Patria. Gli vendo un'aloe. Non ho avuto tempo di cantargli L'ardito, se no gli avrei affibbiato anche una papaya.
  5. totalizziamo num. 200 persone che ci dicono "ooh, sìsì, lo compro, ma quando torno indietro". Ora, non per essere puntigliosa, ma l'autostrada dicono sia a senso unico; come cazzo fai a comprarlo quando torni indietro, attraversi l'A1 a piedi per raggiungerci?
  6. inventiamo, insieme col galante direttore dell'Autogrill, l'Alojito, ghiaccio, Aloe, Rum, lime e zucchero di canna. 

Davvero, spassosissimo.

Lo sarà molto meno, tuttavia, se quella troia dell'agenzia continuerà a non farsi sentire per pagarci.

Ma io le segno la macchina, oh sì sì.

 
 
 
 
 
 
September 25

Cambio di stagione

 
Oggi, mattinata dedicata alle Opere Di Bene Ben Retribuite, che, in questo caso, consistevano nel dare una radicale pulita alla casa della mia mezza cecata nonchè unica nonnina, che, per quanto dotata di buona volontà, è un po' carente sul fronte diottrie, cosa che la ostacola non poco nelle faccende domestiche.
Io, da coscienziosa nipote qual sono, ben volentieri le do una mano, specie perchè la cara vecchina non è ancora del tutto abituata agli euro e risulta essere di manica assai larga per quanto riguarda il compenso.
Tra l'altro, la nonna è prodiga di divertenti storie di famiglia, e, tra bisnonne amanti di conti, zii anarchici, potenziali nonni dispersi in Russia et cetera, la faccenda risulta quasi piacevole.
 
Unico ostacolo al regolare scorrere degli eventi è mio zio Marco, il classico cinquantenne che non si è schiodato di casa, indipendente economicamente ma che ritiene più conveniente parassitare alle spalle dei nonni senza alzare un dito in casa: già questo basta a rendermelo vagamente insopportabile, se poi si aggiunge che ha la tendenza a camminare con le sue scarpacce zozze sul pavimento che io ho appena pulito spaccandomi la schiena su macchie di settimane fa (fatte da lui), capirete come la mia pazienza venga messa alla prova.
Tuttavia, sapendo che la mia nonna, soggiogata dal quell'ameba di uomo, ci starebbe male se io mi ci mettessi a litigare, e sapendo anche che qualsiasi cosa io possa dire non lo farebbe cambiare d'una virgola, taccio, e strofino ancora una volta il pavimento.
 
Stamattina arrivo a casa della nonna, e lei lamenta capogiri, che le continuano dalla sera precedente. Sospetta che sia colpa del cambio di stagione; sapendo che per lei il cambio di stagione è responsabile anche della caduta dei capelli, delle rughe, delle pesche insipide e dei vestiti che non si puliscono bene, esprimo i miei dubbi sulla diagnosi e la trascino in farmacia a provare la pressione: aveva la massima un po' altina (cambio di stagione, tsé...), quindi torniamo a casa perchè lei possa telefonare alla dottoressa.
Sulla strada, incontriamo una sua vicina con la badante polacca, la quale, ascoltati i sintomi, dice sicura che "è il cambio di stagione.". Anche lei. Maledendo la saggezza contadina che non conosce confini geografici, rispondo con un sorrisetto al trionfante "Te l'avevo detto!" di mia nonna.
 
Arriviamo: la nonna non trova il numero del dottore. E il telefono non funziona.
 
Panico. "Mo Barbara, mo cum fàag, e se devo chiamare il centodiciotto, e se il nonno sta male, e a i'ho da ciamér la duturasa, e se poi i giramenti di testa continuano, e io c'ho la pressione alta da degli anni, va' mò a ciamér Marco."
 
Panico mio. Vado mò a chiamare Marco, il quale era nella sua cameretta a pitturare soldatini in miniatura (sì, ho anch'io il sospetto che sia vagamente ritardato); si alza sbuffando, e va ad esaminare l'apparecchio telefonico.
In quel momento arriva la zia Dede, che, rapidamente ragguagliata sulla situazione ("Sì, mamma, vedrai che i giramenti di testa son colpa del cambio di stagione". Altro "Te l'avevo detto!", seguito dal "Beh, mamma, cosa vuoi, la Barbara è già come i medici, che seguon solo i libri" della zia), va a sbirciare suo fratello che maneggia il telefono come se fosse in vetro di murano: la zia addocchia un corpo estraneo attaccato alla base del telefono, una specie di targhetta di metallo, e "Aaah, ecco cos'è! È quel pezzetto di metallo che fa contatto!", dice.
Lo zio la guarda furente: "Ma va' là! È la medaglia di San Benedetto, è sempre stata qui"
La zia: "E toglila, se fa contatto!"
Lo zio: "Ma figurati!"
"Toglila!"
"No!"
"Toglila"
"No! Non è casa tua!" (neanche sua, a dirla tutta)
La zia scuote la testa, e va nell'altra stanza.
La nonna, a questo punto, si intromette, e "Toglila ben, Marco, che sia quella?" "Senti, mamma, sta' mò zitta."
Secondo me è il cambio di stagione, ma non lo dico.
 
Mentre lo zio armeggia, do il mio cellulare alla nonna, che così almeno intanto telefona alla dottoressa, anche perchè se no mia zia la convince ad intossicarsi di Polase: è impiegata all'Asl, e questo le dà un'enorme autorità in campo medico.
La dottoressa tranquillizza la nonna (pare fosse davvero il cambio di stagione, mannaggia a tutti quanti - che cacchio si studia a fare, mi chiedo io?), così possiamo concentrare la nostra attenzione sullo zio, e su quella maledetta medaglietta di San Benedetto.
Telefono al centro assistenza clienti della Telecom.
Spiego il problema.
Ascolto attonita la risposta.
È il cambio di stagione: l'umidità ha bloccato le linee.
 
Morale, la nonna attende, seduta sulla sua poltrona, che il maledetto Autunno si decida e prenda posto, cosicché lei possa finalmente alzarsi senza aiuti per telefonare al centodiciotto e alla dottoressa e a mia madre e a San Benedetto a suo piacimento.
Io, intanto, strofino. "Ora che ci faccio caso, sto perdendo un sacco di capelli in questi giorni", penso.
 
Buio. Sipario.
 
 
 
 
September 21

Ridistribuzione dei Peni

 
Frutti di uno spogliatoio... a stanotte le spiegazioni, adesso scappo!
 
Update:
ATTENZIONE, CONTENUTI ESPLICITI!
Se siete sensibili alle allusioni sessuali, non leggete. E se leggete, non venite poi a cacare lo  Schwanzstucker, grazie.
 
 
MANIFESTO DEL GENITOCOMUNISMO
 
Uno spettro s'aggira per il mondo - lo spettro del Pene Piccolo. Tutte le potenze della vecchia Europa si sono alleate in una santa battuta di caccia contro questo spettro: adolescenti e neo-sposine, chirurghi e sessuologhe, falegnami e Bossi.

Quale adolescente non è stato tacciato di Pene Piccolo dai suoi avversari negli spogliatoi sportivi; qual adolescente non ha poi rilanciato l'infamante accusa di Pene Piccolo tanto sui compagni di squadra sghignazzanti, quanto sui propri avversari altrettanto sghignazzanti?

Da questo fatto scaturiscono due specie di conclusioni.

Num. 1: gli adolescenti maschi sarebbero tutti da sventrare a colpi di lima per unghie.

Num.  2: tuttavia, è pur vero che questa abitudine goliardica ha creato non pochi problemi alle donne di tutto il mondo, costrette ad aver a che fare con uomini che, se affetti da Pene Piccolo, necessitano di estenuanti sedute di conforto per essere in grado di ottemperare ai loro doveri coniugali (lui, che ti guarda con occhi lucidi di speranza, e aspetta che gli risollevi l'autostima, concetto che, tradotto in soldoni, significa che devi fargli un pompino); o che, se tronfi possessori di un Pene Grande, lo utilizzano come un martello pneumatico, appunto perchè sicuri che il loro attrezzo sia comunque, di per sè, in grado di far raggiungere l'estasi ("Tesoro, guarda che lo scopo del gioco non è farmi sputare l'utero", vorresti dire, ma non puoi - e, anche qui, via di pompino, per sopravvivere).  

È dunque necessario che alla favola dello spettro del Pene Piccolo si opponga una concreta risoluzione del problema, ed è per questo che una nutrita assemblea di Esperte ed Esperti di tutto il mondo (due, entrambe donne e di Persiceto) si sono riuniti nelle docce della palestra Bellavita per proporre un Manifesto, il Manifesto del Genitocomunismo, che è qui esposto in pochi, chiari ed essenziali punti:

  • I possessori di Pene Piccolo (pPP) la smettano di autocommiserarsi. Ve lo dicono tutti che le dimensioni non contano: e credeteci, cazzo. Al limite, provate con il Crystal Ball, un po' di silicone e il Vinavil. Art Attack potrebbe aiutarvi alla bisogna.
  • I possessori di Pene Grande (pPG) si sottopongano a frequenti visite ai cantieri edilizi, ove possano essere resi partecipi della gioia che può dare un martello pneumatico nelle viscere. Usta, si dice dalle nostre parti - cervello.
  • Si stabiliscano cliniche gratuite ove i pPG possano, aiutati da abili macellai, donare tranci di pene, e ove i pPP possano acquistarne ("Son due etti e mezzo, ragazzo mio... lascio?") e quindi farseli fissare da sartine dalle dita veloci (punto croce, mezzo punto, ricamo a vista... potreste anche scegliere)

Exeunt.

 

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